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 Fluxus


Clemente Napolitano ci porta con questo libro nel flusso della vita quotidiana, nel suo farsi e disfarsi nello spazio di un libero agire proprio di un'anima che ha compreso il destino cui è assegnata.
Un destino che coinvolge il linguaggio e la coscienza, in un rinnovamento lungo e incerto, in un rituale che ha bisogno di essere continuamente ripetuto.
Qualcosa è già successo. Ma c'è ancora posto per l'emozione di un rapporto che svela tentazioni non dette, segrete, incalcolabili.
Il messaggio è questo: si cerchi di rinascere continuamente, ci si impegni incessantemente in imprese nuove, risorgendo come ogni volta fa il sole al mattino.
                                                                                                                    Flavio Ermini, Nota, "Carte nel vento", 2019, n° 44.


La condizione umana è rappresentata come un labirinto da attraversare, come dimostra la corrispondenza tra res et verba. Le parole/segno disseminate nel percorso testuale sembrano rinviare ad una rete inestricabile che non lascia spazio a illusioni di fuoriuscita. Ma nemmeno invitano alla resa, piuttosto restituiscono il senso di una dignità umana riaffermata attraverso una resistenza attiva al non vivere per avere
la forza e il coraggio di ricominciare.
                                                                                                                                                                            P.G. Santella


«E della vita godo / la vita stessa / irrefrenabile flusso privato / di separati pezzi» (p. 120), dice l'ultimo dei pezzi del Fluxus di Clemente Napolitano. E dà in conclusione una chiave di lettura del flusso di versi che abbiamo appena percorso. Una poesia complessa e raffinata, qual è questa, nasce a ridosso della vita, che vi respira con il ritmo altalenante della memoria («soffi di vita passata», si legge poco prima a pag. 116). Vita privata, sì, ma con una finestra sul mondo che ci circonda e sovrasta (il Sud, e altro). Un flusso, come ci suggerisce graficamente la successione di versi di egual misura che occupano spesso tutta la pagina; spesso, ma non sempre. Il flusso è di «separati pezzi». [...]
In questo flusso sentiamo diverse modulazioni della voce che si stende sulla pagina con spartiti diversi. [...] È come se la poesia tornasse all'oralità da cui è nata, prima che fosse fissata in scrittura. 
                                                                                                                                  Enzo Rega, Fluxus, “Levania”, 2016, n° 5. 

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